Di cosa si tratta? Lo sbiancamento dentale è una pratica antichissima nella storia, risalente addirittura agli antichi romani. Oltre a migliorare il colore dei denti e quindi a renderli più bianchi, esistono anche altri tipi di sbiancamenti utili per risolvere discromie dentali dovute, ad esempio, a traumi e patologie sistemiche. Principalmente vengono utilizzati due prodotti per lo sbiancamento dentale: il perossido d’idrogeno e il perossido di carbammide.

Come agisce? Grazie alla liberazione di Ossigeno da parte dei perossidi sulla superficie dentale, vengono disgregate le molecole dei pigmenti che causano la discromia. Lo sbiancamento agisce solo sui denti naturali, non agisce su corone, otturazioni o altro materiale da restauro presente nel cavo orale.

È sicuro? Lo sbiancamento dentale è una pratica del tutto sicura quando viene effettuata da professionisti de settore dentale . La durata nel tempo dipende da molti fattori, fra cui soprattutto l’igiene dentale del paziente e le abitudini alimentari e sociali. Lo sbiancamento dentale è sconsigliato in gravidanza.

Si può eseguire lo sbiancamento su un dente devitalizzato? Sì ma è necessario accedere nuovamente alla camera pulpare del dente perché la sostanza sbiancante va posta all’interno del dente stesso. Viene considerato un trattamento “estetico” ed è possibile, a distanza di qualche anno, una recidiva che può essere nuovamente trattata con lo stesso metodo.